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Castello di Donnafugata

Il Castello incantato

Dentro il castello, Corrado Arezzo coniugò tutte le sue passioni: così il giardino doveva essere la sintesi delle sue conoscenze botaniche, ma anche l'occasione per dare spazio al gusto delle sue fantasie, recuperate anche nell'arredamento e nell'oggettistica delle sale interne, oggi in gran parte restituite alla loro dignità ed alla fruibilità del visitatore; nella stanza della musica si esprimevano le sue ambizioni di musicista, mentre le velleità e le aspirazioni artistiche si rivelavano nei quadri dedicati ai diversi momenti della edificazione del castello ed il gusto letterario, che meriterebbe ben altra attenzione, era sintetizzato certamente nei volumi della sua biblioteca, non certo estranei alla sua dignitosa produzione poetica e letteraria. ingrandisci
E poi la identificazione forte tra il luogo e l'uomo. In questo caso Corrado Arezzo, figlio di Francesco Maria, nato a Ragusa Ibla nel 1824, uomo di grande prestigio che seppe interpretare in modo esaltante il ruolo che la società e la storia gli assegnavano: politico, poeta, letterato, collezionista d'arte, imprenditore coraggioso e creativo (oggi si direbbe "attento all'innovazione"), conservatore ma anche affascinato dal gusto satirico della contestazione, informato sulle vicende del suo tempo ed attento alle trasformazioni della società e dell'economia. Ma Donnafugata è anche un luogo illuminato dalle leggende. Ne avranno conversato le signore e i signori, nei salotti del castello, in quell'amabile gioco ad incastro del "si dice" che ancora resta un gioioso passatempo di certi ambienti sociali ingrandisci (tanto da diventare, complice ancora il barone Corrado Arezzo, addirittura toponimo identificativo del magico "Circolo di Conversazione" a Ragusa Ibla): allora via, in successione, il richiamo all'arabo "ain as iafaiat ", che sta per "fonte della salute", etimo convincente di Donnafugata, nel ricordo di una sorgente, giu' verso la vallata, prezioso scrigno di ricchezza (l'acqua è oro in questa terra arsa dal sole) e luogo destinato istintivamente a farsi paradiso; oppure le leggende (ma perchè non pensare anche ad una possibile cronaca di un "gossip" d'epoca) delle "donne messe in fuga", per così dire "fugate", si potesse trattare di Bianca di Navarra inseguita dal Conte di Cabrera, in un lontano XV secolo, oppure molto tempo dopo, di Clementina Paternò, nipote del Senatore Corrado Arezzo, perchè figlia della figlia Vincenza, che - come lascia credere il passaparola - scappò dal castello verso l'attuale Punta Secca, in una romantica e sofferta fuga d'amore con Gaetano Combes de Lestrade.
Ma ingrandisci bisogna anche rinunciare all'idea che la Donnafugata iblea sia quella richiamata da Giuseppe Tornasi di Lampedusa nel suo "II Gattopardo" e proposta come residenza dei Principi di Salina: quella Donnafugata si riferisce ad una tenuta della famiglia Tornasi, nella zona di Palma di Montechiaro.
Però, come accade nel gioco degli incastri delle coincidenze e della storia, come trascurare che i Tornasi erano famiglia di Ragusa, che da Ibla si erano spostati nell'Agrigentino per fondare Palma portando con loro lo scienziato Giambattista Hodierna, del quale furono generosi e preziosi mecenati?

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Tutto il materiale e' tratto dal testo "Donnafugata il castello" edito da: Filippo Angelica Editore
I testi sono a cura di: Carmelo Arezzo, Gaetano Cosentini, Milena Gentile, Biagio Guccione, Giacometto Nicastro
Le schede Botaniche sono di: Tiziana Turco
Le Foto di: Giuseppe Leone
Si ringraziano l'editore e gli autori per la gentile concessione


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