Benvenuti a Ragusa

Se siete in questo sito è perchè volete sapere di più sui Monumenti Patrimonio dell'UNESCO di Ragusa.

  • Chiesa dell'Itria

    La chiesa di Santa Maria dell’ Itria è situata lungo la salita Commendatore che costituisce uno degli angoli barocchi più suggestivi della città . Apparteneva all’ Ordine dei Cavalieri di Malta e fu terminata nel 1740, la affianca un elegante campanile rivestito di maioliche dipinte a motivi floreali(1754).

    All’ interno sono notevoli gli altari in pietra bianca riccamente scolpita da artisti locali.

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  • Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio

    La chiesa delle Anime Sante del Purgatorio che si erge su una ripida scalinata cinta da un ‘ artistica cancellata , fu costruita in stile barocco nella prima metà del ‘700.

    L’ interno è diviso in tre navate da due file di colonne in pietra pece; sull’ altare maggiore si trova il grande quadro di Francesco Manno raffigurante le “Anime Purganti “ mentre nella navata sinistra si può ammirare una bella Sacra Famiglia” di Tommaso Pollaci e una crocifissione del sec. XVIII.

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  • Chiesa San Filippo Neri

    La chiesa sorse nel 1636, pochi anni dopo la canonizzazione di San Filippo Neri (1622), per iniziativa della Confraternita a lui intitolata, con il cospicuo contributo della famiglia Schininà. Non riporto' danni dal terremoto e venne probabilmente ampliata tra il 1738 e il 1740. Alcuni anni dopo, precisamente nel 1761, subì un ulteriore intervento di ristrutturazione con l'elevazione dei prospetti laterali, l'apertura delle grandi finestre e la costruzione della volta, in sostituzione del soffitto in legno. Il prospetto, molto semplice, si affaccia su un piccolo sagrato recintato ed è impreziosito dal portone d'ingresso, incorniciato da due colonne lisce con capitello corinzio che reggono la trabeazione col fregio decorato a motivi vegetali.

    Sopra il portone si apre una finestra affiancata da due belle volute in pietra e sormontata da una cornice aggettante su cui poggiano altre due volute. L'interno ad aula, con una cappella sul lato destro, fu rimaneggiato alla fine dell'ottocento per cui risulta poco agevole coglierne l'originario aspetto. Esso risulta leggibile, invece, nella cappella laterale che, oltre al dipinto raffigurante la Presentazione al Tempio della Vergine Maria risalente al XVII secolo, ed all'altare, rivestito di vetri dipinti ad imitazione del marmo, presenta ancora l'originario pavimento settecentesco in pietra calcarea bianca con intarsi geometrici in pietra pece.

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  • Chiesa di San Francesco all'Immacolata

    La chiesa di San Francesco all’Immacolata fu edificata nel secolo XIII ma ha subito numerosi rifacimenti per cui l’aspetto attuale risale ai primi anni del secolo XVIII. Della chiesa duecentesca sono rimasti la base del campanile e il portale di stile gotico che prospetta nell’adiacente giardinetto.

    All’interno, i pilastri che dividono le navate mostrano ancora i segni degli scossoni dovuti al terremoto del 1693. Pregevoli i tre altari settecenteschi in marmi policromi e il quadro dell’Immacolata di Antonino Manno.

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  • Duomo di San Giorgio

    La chiesa di San Giorgio è caratterizzata dalla scenografica facciata a torre che viene resa ancora più maestosa da una lunga scalinata e dalla posizione obliqua rispetto alla piazza sottostante. Fu progettata dall’ architetto Rosario Gagliardi e la prima pietra fu posta nel 1739.

    L’interno, ricco d’ intagli in pietra bianca ,fu completato attorno al 1785 mentre la cupola in stile neoclassico venne aggiunta nel 1820. Contiene tre pregevoli quadri di Vito D’Anna raffiguranti :S. Nicola, l’Immacolata e l’Angelo Custode e un monumentale organo della ditta Serassi (1887). Nella sacrestia si conserva una tribuna d’ altare con le statue di S. Giorgio, S. Mercurio, e S. Ippolito scolpita nel 1575 da Antonio Gagini.

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  • Chiesa di San Giuseppe

    La chiesa di San Giuseppe fu iniziata nel 1756 e completata nel 1796. Sul bel prospetto barocco spiccano le statue dei Santi e Sante dell’ ordine benedettino .

    L’ interno , a pianta ovale, ha un bel pavimento in pietra bianca con intarsi in pietra pece e mattoni colorati ; al centro della volta un affresco di Sebastiano Monaco raffigura “La gloria di san Benedetto”. Degni di nota: il quadro della “Sacra Famiglia”(1779)., in fondo all’ abside ,e la statua lignea di San Giuseppe rivestita in argento(1785).

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  • Chiesa di Santa Maria delle Scale

    La chiesa di Santa Maria delle Scale , la più antica della città , sorge su un costone roccioso da cui si ammira uno splendido panorama dell’ antico quartiere di Ibla. La navata destra conserva alcune arcate in stile gotico tra cui è pregevole la seconda ricca d’ intagli e sculture di gusto catalano.

    La terza cappella ,di stile , di stile rinascimentale ospita un pregevole altorilievo del 1538 in terracotta policroma raffigurante la “Dormitio Virginis”; da notare anche l’ antico fonte battesimale in pietra pece del 1577.

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  • Chiesa di S. Maria del Gesù

    Il convento e la chiesa di S. Maria del Gesù vennero edificati dai Frati minori riformati a partire dal 1636, con il contributo dell'Amministrazione cittadina dell'intera popolazione; un'iscrizione, datata 1654, posta sull'architrave della porta d'ingresso, ricorda anche il contributo dato dal ricco Don Vincenzo Campolo, barone di San Blasi e del Mastro. La costruzione fu lenta e difficoltosa dato che il sito scelto per ospitare il grande edificio non era favorevole alla edificazione. Si trovava infatti sul versante sud dell'abitato, nei pressi di una delle porte di accesso alla città, in modo che i frati potessero dedicarsi alle opere di assistenza dei poveri, dei malati e dei moribondi e nello stesso tempo, conservare la quiete necessaria per la contemplazione e la preghiera. Il fabbricato, per la cui costruzione furono utilizzati i materiali di risulta dell'ormai abbandonato castello di Ragusa si eleva, per un'altezza di 21 metri, su quattro livelli che, anticamente ospitavano i diversi ambienti del convento. Il locali del primo piano erano destinati al servizio della "sila" - l'adiacente terreno sistemato "a terrazze" in cui i frati coltivavano olivi, agrumi, uva ed ortaggi - nel secondo piano si trovano i magazzini e una grande cisterna scavata nella roccia, al terzo piano, il refettorio, la cucina, il chiostro e gli altri locali comuni, ed infine, al quarto, le celle dei Frati. Sul lato nord, tra il terzo ed il quarto piano si trova la chiesa che, a differenza del convento, venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1693 e ricostruita nei primi decenni del XVIII secolo.

    Il prospetto dalla caratteristica forma "a capanna", tipica delle chiese dei Frati minori osservanti è delimitato da due paraste bugnate ed ha come unico ornamento il portale scandito da due semi-colonne che reggono un timpano spezzato, al centro del quale si trova lo scudo, coronato e sostenuto da due angeli, recante l'immagine della Madonna col Bambino. Caratteristica è la scanalatura a spirale delle semi-colonne che poi si ripete nell'arco del portone d'ingresso, come pure è particolare il piccolo campanile posto sul lato sinistro della chiesa. L'interno, ad aula unica, con le cappelle laterali scandite da semi-colonne con capitello corinzio, è ricco di stucchi, realizzati nel 1733 da Raimondo Viccione da Vizzini. La cappella maggiore è invece, decorata con pitture raffiguranti finte architetture e drappeggi forse realizzate nella seconda metà del XVIII secolo, del ragusano Matteo Battaglia; ai lati dell'altare, in due nicchie si trovano i monumenti funebri in marmo intarsiato di Don Vincenzo Campolo e del fratello Girolamo.

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  • Cattedrale San Giovanni Battista

    La Cattedrale, dedicata a San Giovanni Battista, sorge al centro del nuovo abitato di Ragusa, edificato dopo il terremoto del 1693. Costruita in stile barocco fu iniziata nel 1718 e terminata nel 1778, anno in cui venne consacrata . La monumentale facciata ,ricca d’ intagli e sculture, prospetta su un sagrato sopraelevato e circondato da una settecentesca balaustra in pietra pece.

    L’ interno , impreziosito dagli stucchi, dorati eseguiti alla fine del Settecento dai fratelli Gianforma , viene deciso in tre navate da due file di colonne in pietra pece con i capitelli artisticamente scolpiti e indorati. Degni di nota: il pavimento, in pietra pece intarsiata di pietra bianca, il monumentale frontale dell’ organo Serassi (1857) e i quadri di S. Filippo Neri e del Cristo alla Colonna. Alle spalle della chiesa , il Museo della Cattedrale ospita una esposizione di opere di argenteria, oreficeria e tessuti dal XIV al XX secolo.

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  • Palazzo Bertini

    Il palazzo fu edificato alla fine del settecento per iniziativa di don Salvatore Floridia, lungo la cosiddetta via "Maestra" o "Cassero", oggi Corso Italia, uno degli assi dell'impianto urbanistico ortogonale del nuovo abitato di Ragusa. Intorno alla metà del secolo successivo fu acquistato dalla famiglia Bertini da cui ha preso il nome. Il prospetto ha subito una sostanziale modifica a seguito dell'abbassamento e della regolarizzazione della sede stradale, avvenuta nel 1847. Anticamente, infatti i balconi dell'attuale piano ammezzato erano a livello della strada e costituivano gli ingressi dei locali a pianterreno. Il portone d'ingresso era più basso e cominciava subito sotto le paraste mentre i locali a piano terra non esistevano. Gli antichi ingressi del pianterreno costituiscono la caratteristica più originale e ricercata del palazzo grazie alle chiavi d'arco che recano scolpite tre grandi teste, dette "mascheroni", che raffigurano tre personaggi caratteristici della cultura barocca: il mendicante, il nobile e l'uomo dell'oriente. Il primo è coperto di stracci e mostra un viso deforme con un gran naso e la bocca sdentata, il ricco signore , dallo sguardo altero, ha un elegante cappello piumato da cui fuori esce una folta capigliatura a boccoli, mentre l'orientale ha un viso paffuto con un grande turbante ed un orecchino con una grande perla, segno della ricchezza e dell'opulenza.

    Il portone d'ingresso, posto lateralmente, ha due alte paraste culminanti in grandi volute che reggono un balcone dalle caratteristiche linee spezzate. Le aperture dei balconi hanno cornici ricche di intagli e decori ed hanno inferriate panciute decorate da grandi fiori in ferro battuto. Dal portone si accede in un atrio da cui parte la pregevole scalinata in pietra asfaltica che conduce agli ambienti interni riccamente decorati con stucchi e pitture.

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  • Palazzo Battaglia

    l Palazzo, situato a Ragusa Ibla accanto alla chiesa della SS. Annunziata, si distingue per il suo aspetto monumentale e per la raffinatezza delle soluzioni architettoniche e decorative che fanno pensare alla mano di un abile architetto, forse il Gagliardi. La ricostruzione fu iniziata nel 1724, per iniziativa di don Grandonio Battaglia, barone di Torrevecchia, che incaricò dell'opera il capomastro Giuseppe Recupero di Acireale. Dopo tre anni di lavori la costruzione si avviava verso completamento ed il proprietario incaricava il capomastro ragusano Carmelo Cultraro ed il figlio Desiderio di "farci l'Affacciata del suo palazzo secondo il disegno di Rosario Gagliardi di Siracusa". Qualche decennio dopo, nel 1748 il palazzo veniva ampliato con l'aggiunta dell'ala nord che prospetta su via Chiaramonte, per iniziativa del barone Giovanni Paolo Battaglia, e l'opera dei capomastri ragusani Silvestro Di Natale e Vincenzo Sbezzi. La facciata principale, rivolta verso la chiesa della SS. Annunziata, è costituita da un pianterreno ed un primo piano separati da una semplice fascia in pietra; nel pianterreno si apre il maestoso portale d'ingresso, affiancato da due finestroni dello stesso stile, mentre nel sovrastante piano nobile troviamo tre balconi dalle sobrie cornici; quello centrale è sormontato dal grande scudo araldico con gli stemmi affiancati delle famiglie Battaglia e Giampiccolo.

    La seconda facciata prospettante su via Chiaramonte all'ala aggiunta nel 1748, è caratterizzata da un grande balcone a tribuna raccordato con il sottostante portone d'ingresso da un'originalissima modanatura portante al centro una finestra ovale. Osservando la facciata principale si evidenzia una certa distanza stilistica tra le forme pesanti manieristiche del portone d'ingresso e dei due finestroni del pianterreno e quelle più agili e delicate dei tre balconi del primo piano, per cui si possono ipotizzare interventi progettuali diversi confermati dalla successione delle fasi costruttive. Il pianterreno si deve attribuire al capomastro Giuseppe Recupero, la cui provenienza da Acireale spiegherebbe la presenza del bugnato nel grande portale d'ingresso, una caratteristica tipica delle fabbriche barocche della zona Etnea. Il primo piano sarebbe invece opera dei capomastri Cultraro quali esecutori del progetto di Rosario Gagliardi, attribuzione supportata oltre che da riscontri documentari, dal confronto con le forme e lo stile di altre opere progettate dall'architetto netino. La facciata a nord, infine, l'ultima ad essere realizzata, sarebbe opera di Di Natale e Sbezzi, i quali hanno fornito prova di grande abilità nell'integrarla nel contesto del fabbricato già esistente e nel caratterizzarla, nello stesso tempo, con un originalità che non ha riscontro negli altri palazzi della città.

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  • Palazzo della Cancelleria

    Il palazzo venne edificato dalla famiglia Nicastro, nella prima metà del XVIII secolo, ma subì successivamente delle modifiche, come indicano, il timpano recante la data 1760, che non è in asse con il sottostante prospetto, e le differenze stilistiche tra il portale e la grande tribuna della facciata principale. Acquistata dal Comune, nella seconda metà del XIX secolo, divenne sede della Cancelleria comunale e da essa ha preso il nome. Il prospetto principale si affaccia su una piazzetta in cui confluiscono due diramazioni della lunga scalinata, che anticamente, era l'unica via di comunicazione tra il quartiere inferiore e quello superiore della città di Ragusa. Due alte lesene racchiudono lo spazio in cui troneggia la grande tribuna, l'elemento di maggior pregio della costruzione. Il balcone è sorretto da cinque enormi mensole, di sapore ancora seicentesco, che disegnano tre grandi volute, dietro la panciuta ringhiera in ferro battuto. L'apertura è incorniciata da due lesene con volti di cherubini è sormontata da un timpano dalle linee spezzate.

    Il sottostante portale d'ingresso che probabilmente venne aggiunto in un epoca successiva, male si raccorda all'insieme e, con le sue linee fortemente aggettanti fuoriesce dallo spazio scandito dalle due lesene laterali. Il prospetto laterale, molto più unitario, è anch'esso delimitato da alte lesene, ed ospita due finestroni raccordati con una cornice mistilinea con i balconi del primo piano. Questi sono di dimensione più contenute, rispetto alla tribuna principale ma ne ripetono il motivo seicentesco nelle mensole, a due sole volute. Assieme alla chiesa dell'Itria ed al sottostante palazzo Cosentini il palazzo costituisce certamente il complesso barocco più importante della città.

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  • Palazzo Cosentini

    L'edificazione del palazzo risale al terzo quarto del XVIII secolo per iniziativa del barone Raffaele Cosentini e del figlio Giuseppe e, probabilmente, si concluse nel 1779, a questo anno risale infatti un documento che fa riferimento all'acquisto delle tegole per il tetto. Il palazzo si trova alla confluenza di due importantissime vie di comunicazione della città antica, la Salita Commendatore con la scalinata che metteva in comunicazione il quartiere inferiore con quello superiore e la strada di S. Rocco, che passando davanti alla chiesa omonima, attraversava la vallata di S. Leonardo e si collegava alle "trazzere" che conducevano a Comiso e Chiaramonte. Per questo motivo ai due cantonali si trovavano, come ci dice una descrizione dei primi anni del secolo XX, le statue dei protettori dei viandanti: S. Francesco di Paola, ancora esistente, dal lato della scalinata, e San Cristoforo o S. Rocco, dall'altro lato. Il prospetto principale dell'edificio, a due piani è delineato da due alte paraste, che terminano con un curioso capitello arricchito da festoni e dalla conchiglia, elemento tra i più caratteristici delle decorazioni barocche.

    I tre balconi del piano nobile si caratterizzano per la ricchezza di decorazione delle mensole con mascheroni dai volti grotteschi e deformi, nel primo a sinistra, sormontati da figure di musici, in quello centrale, figure alludenti all'abbondanza e in quello a destra, personaggi del popolo. Il prospetto laterale è anch'esso delineato da due alte paraste ed ha un solo balcone con cinque mensole popolate di figure tra le più originali della città, "i mascaruna i l'Archi", che hanno da sempre colpito la fantasia popolare. Si tratta di cinque mascheroni grotteschi che tengono in bocca animali simbolici come la serpe e lo scorpione sovrastati da figure allegoriche dell'abbondanza: donne con grandi mammelle ed uomini che reggono cornucopie colme di frutti, alludendo alla ricchezza, vera o solo esibita, dei proprietari.

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  • Palazzo La Rocca

    Situato, alle spalle della chiesa di S. Giorgio, lungo quella che era la strada principale dell'antico abitato di Ragusa detta la "Ciancata" perchè l'unica strada pavimentata con lastre di calcare chiamate "cianche", il palazzo fu costruito, per iniziativa di Don Saverio La Rocca, barone di S. Ippolito, intorno al 1765 sulle vecchie case della famiglia. Di questa antica dimora dei La Rocca, che risultano presenti a Ragusa fin dall'epoca normanna, sono ancora visibili alcuni resti murari, con caratteristici archi ad ogiva, nel seminterrato del palazzo.

    Il prospetto, ad un piano, sobrio ed elegante, è caratterizzato da sette balconi sorretti ognuno da tre mensole in pietra pece di cui le laterali sono più piccole mentre la centrale è più grande per seguire la curva della modanatura del balcone. Vi sono raffigurate delle figure antropomorfe tra cui particolarmente interessanti il flautista, il suonatore di liuto, la popolana col bimbo in braccio, ripetuto dai puttini nelle mensole piccole laterali. Dal grande portone d'ingresso si accede ad un atrio, in fondo al quale inizia una elegante scalinata a due rampe interamente costruita in pietra asfaltica, probabilmente attorno alla metà del XIX secolo, da cui si accede alle stanze del piano nobile, che conservano ancora arredi settecenteschi, come le porte laccate ed i pavimenti in pietra asfaltica ed in maiolica.

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  • Palazzo Sortino Trono

    Venne edificato per iniziativa di don Ignazio Sortino Trono, nel 1778, su alcune case della sua famiglia e, probabilmente, su parte delle mura dell'antico castello. La ricostruzione si svolse in diverse fasi per la durata di ben quindici anni, per concludersi nel 1793. L'importante prospetto sovrasta la piazza "degli Archi" e si affaccia sulla balconata chiamata "cianu re Signuri", accessibile, tramite una ripida scala, dalla sottostante via del Mercato. I due piani sono separati da una fascia in pietra mentre cinque grandi lesene che terminano con un capitello festonato ripartiscono in quattro settori la superfice.

    Nell'ultimo partito a destra si trova il grande portale d'ingresso, lievemente convesso, che regge un balcone dalla cornice alquanto lineare realizzata in pietra calcare con intarsi in pietra pece. I tre balconi laterali hanno grandi mensole in pietra pece scolpite a motivi vegetali e, nelle aperture, cornici in pietra calcarea, con un caratteristico fregio "a lambrecchini" di gusto rococò. Ai lati del portone d'ingresso due piccole aperture di forma ovale e nei tre partiti, grandi finestroni dalla cornice mistilinea sormontata da un fregio a conchiglia.

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  • Palazzo Vescovile Schininà

    Il palazzo venne edificato alla fine del XVIII per iniziativa di don Mario Schininà Cosentini dei marchesi di Sant'Elia, il cui stemma, un giglio ed una cometa sormontato da una corona marchionale, è posto sul portone d'ingresso. Nella prima metà del XIX secolo, venne ereditato dai figli Giuseppe e Giambattista che lo divisero in due parti: nell'ala sud, tutt'ora di proprietà della famiglia Schininà, nel 1841 nacque la Beata Maria Schininà del S.Cuore. L'ala nord, invece, con il grande giardino, dal 1926 al 1935 fu sede della Prefettura della nuova Provincia di Ragusa e, nel 1949, fu ceduto dalla marchesa Carlotta Schininà al parroco della chiesa di San Giovanni Battista perchè, con l'istituzione della Diocesi di Ragusa, divenisse sede del Seminario; oggi ospita anche il Vescovato e gli uffici della Curia Diocesana. Il lungo prospetto a un piano, delimitato da una elegante parasta bugnata, nel disegno originario avrebbe dovuto occupare l'intero isolato compreso tra la via Ecce Homo ed il Corso Italia, ma è rimasto incompleto dal lato sud, dove manca tutto il primo piano, sostituito da una terrazza, e parte del pianterreno, che non è mai stato costruito. Dai due grandi portoni d'ingresso, con eleganti lesene ornate da elementi naturalistici in pietra calcarea scolpita, si accede nelle due ali del palazzo. Quello dell'ala nord immette in un ampio atrio coperto, delimitato da una artistica cancellata in ferro battuto con lo stemma della Diocesi di Ragusa, quello del lato sud invece, immette in un cortile lastricato da cui parte, la scalinata di accesso alla terrazza sovrastante e agli appartamenti del piano superiore.

    Sul prospetto si aprono sette grandi balconi, quello centrale, posto sopra il portone d'ingresso ha l'apertura delineata da un'elegante cornice mistilinea lievemente concava, in pietra calcarea scolpita, con ornati di gusto rococò. Gli altri sei poggiano su grandi mensole in pietra pece con intagli a motivi vegetali ed hanno le aperture delineate anch'esse da cornici scolpite. Dal cortile del palazzo vescovile parte un sontuoso scalone, delimitato da eleganti balaustre in pietra che, dividendosi in due rampe, conduce al piano nobile del palazzo; grandi vasi in terracotta, della fine del settecento decorano le balaustre. Una cancellata affiancata da due pilastri immette nel grande giardino, un tempo ricco di rare specie vegetali, fatte piantare nel secolo XIX dal barone Giuseppe Schininà, grande esperto di scienze botaniche; di queste restano ancora alcuni esemplari come le due grandi araucarie che si elevano per circa 50 metri ai lati dell'ingresso. Sul prospetto interno è degna di nota la grande trifora centrale sormontata dalle insegne vescovili di Mons. Francesco Pennisi.

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  • Palazzo Zacco

    Ubicato nel nuovo abitato di Ragusa, il palazzo venne edificato nella seconda metà del colonne secolo XVIII dal barone Melfi di S'Antonio ed acquistato alla fine del secolo successivo dalla famiglia Zacco, da cui ha preso il nome. L'edificio ha due prospetti con sei ampi balconi. Nel cantonale d'angolo si trova lo stemma gentilizio della famiglia Melfi, delineato da una cornice di foglie d'acanto su cui si appoggia un puttino, mentre un altro tira fuori la testa dal lato opposto. Sul prospetto principale si aprono tre balconi: quello centrale poggia sulle due in pietra pece con capitello corinzio, che delimitano l'ingresso.

    I due laterali, invece, hanno grandi mensole con la raffigurazione di musici che sovrastano volti grotteschi e raffigurazioni antropomorfe. Particolarmente originale è la mensola centrale del balcone laterale destro, con il musico che suona le maracas ed il sottostante mascherone che si rivolge ai passanti con una smorfia burlesca. Anche nel prospetto laterale si trovano tre balconi, tra cui spicca quello al centro, che si appoggia su cinque mensoloni; uno centrale, più grande, raffigurante una sirena e quattro laterali con la raffigurazione di suonatori di flauto e di tromba. Anche la cornice dell'apertura è ricca di sculture, sia nelle lesene laterali che nel timpano, al centro del quale si trova la statua di S. Michele Arcangelo.

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  • Chiesa di Santa Maria dei Miracoli

    La chiesa di Santa Maria dei Miracoli, secondo la tradizione, venne edificata intorno alla metà del XVII secolo, fuori dal recinto urbano della città, in seguito al rinvenimento di una immagine della Madonna col Bambino, forse appartenente ad n oratorio rupestre di culto greco, dell'epoca bizantina o, piu' probabilmente, tardo-medievale. Il ritrovamento della sacra Immagine, come spesso avveniva, fu considerato dalla popolazione un evento prodigioso, per cui si decise di costruire un tempio in onore della Madonna, che venne ben presto realizzato con il concorso di tutta la città. Tanta era la devozione del popolo ragusano, che l'amministrazione della Contea di Modica concesse il privilegio della "Fiera franca", un mercato esente da gabelle, da tenersi nei pressi della chiesa dal sette al nove di settembre di ogni anno, in occasione della festa della Natività della Vergine. La chiesa, costruita con tanto entusiasmo, rimase tuttavia incompleta, manca infatti, di un'adeguata copertura, forse prevista con una volta a padiglione, ed i prospetti mancano del secondo ordine. Ciononostante l'edificio costituisce un "unicum" nel panorama architettonico barocco della città, al punto da far pensare che sia stata ideata da un colto progettista, venuto in contatto con gli ambienti del Barocco romano ed in particolare con la cerchia del Bernini.

    Particolare è infatti la pianta, ad ottagono allungato, e raffinati ed originali sono gli intagli delle tre porte d'ingresso da cui i "capimastri" locali trassero ispirazione per le facciate settecentesche delle vicine chiese delle Anime Sante del Purgatorio e di Santa Petronilla. La chiesa venne chiusa al culto nel 1951 ed i pochi arredi trasferiti nella chiesa di S. Giorgio; tra questi un dipinto di stile orientale, raffigurante la Madonna col Bambino con ai lati un Santo vescovo ed un Santo monaco. Si è creduto, nel passato, che il dipinto fosse l'antica immagine ritrovata nel secolo XVII o una copia dell'epoca, in realtà, ad una lettura piu' attenta si vede che i due angeli che tengono la corona sul capo della Vergine sono di fattura tardo barocca o addirittura ottocentesca ed il Santo monaco regge un cartiglio con l'iscrizione in caratteri cirillici, tipici dei paesi slavi. I due Santi potrebbero quindi essere individuati in Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi. Ignota rimane, invece, l'origine del dipinto e il motivo della sua presenza a Ragusa.

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